di Roberto Assagioli
(scritto e pubblicato nel 1933) da casa editrice astrolabio
(scritto e pubblicato nel 1933) da casa editrice astrolabio
Non dobbiamo meravigliarci perciò che
un cambiamento così grande si svolga attraverso vari stadi critici, non
di rado accompagnati da disturbi neuropsichici e anche fisici
(psicosomatici).
Questi disturbi, mentre possono
apparire all’osservazione clinica ordinaria uguali a quelli prodotti da
altre cause, in realtà hanno significato e valore del tutto diverso e
devono venir curati in modo ben differente.
Attualmente poi i disturbi prodotti da
cause spirituali vanno divenendo sempre più frequenti, poiché il numero
di persone che, consciamente o inconsciamente, sono assillate da
esigenze spirituali va divenendo sempre maggiore.
Inoltre, a causa della maggiore
complessità dell’uomo moderno e particolarmente degli ostacoli creati
dalla sua mente critica, lo sviluppo spirituale è divenuto un processo
interiore più difficile e complicato.
Per questa ragione è opportuno dare
uno sguardo generale ai disturbi nervosi e psichici che insorgono nei
vari stadi dello sviluppo spirituale, e offrire qualche indicazione
riguardo ai modi più adatti ed efficaci per curarli.
Nel processo di realizzazione spirituale si possono osservare 5 stadi critici:
I. Le crisi che precedono il risveglio spirituale;
II. Le crisi prodotte dal risveglio spirituale;
III. Le reazioni che seguono al risveglio spirituale
IV. Le fasi del processo di trasmutazione;
V. La "notte oscura dell’anima".
I. Crisi che precedono lo sviluppo spirituale
Per ben comprendere il significato
delle singolari esperienze interiori che sogliono precedere il risveglio
dell’anima, occorre ricordare alcune caratteristiche psicologiche
dell’uomo ordinario.
Questi, più che vivere, si può dire che si lasci vivere.
Egli prende la vita come viene; non si
pone il problema del suo significato, del suo valore, dei suoi fini. Se
è volgare, si occupa solo di appagare i propri desideri personali: di
procurarsi i vari godimenti dei sensi, di diventare ricco, di soddisfare
la propria ambizione. Se è d’animo più elevato, subordina le proprie
soddisfazioni personali all’adempimento dei doveri familiari e civili
che gli sono stati inculcati, senza preoccuparsi di sapere su quali basi
si fondino quei doveri, quale sia la loro vera gerarchia, ecc. Egli può
anche dichiararsi ‘religioso’ e credere in Dio, ma la sua religione è
esteriore e convenzionale, ed egli si sente ‘a posto’ quando ha obbedito
alle prescrizioni formali della sua chiesa e partecipato ai vari riti.
Insomma l’uomo comune crede
implicitamente alla realtà assoluta della vita ordinaria ed è attaccato
tenacemente ai beni terreni, ai quali attribuisce un valore positivo;
egli considera così, in pratica, la vita ordinaria fine a se stessa, e
anche se crede a un paradiso futuro, tale sua credenza è del tutto
teorica e accademica, come appare dal fatto, spesso confessato con
comica ingenuità, che desidera di andarci… il più tardi possibile.
Ma può avvenire – e in realtà avviene
in alcuni casi – che quest’ "uomo ordinario" venga sorpreso e turbato da
un improvviso mutamento nella sua vita interiore.
Talvolta in seguito a una serie di
delusioni; non di rado dopo una forte scossa morale, come la perdita di
una persona cara; ma talvolta senza alcuna causa apparente, in mezzo al
pieno benessere e favore della fortuna (come avvenne a Tolstoj) insorge
una vaga inquietudine, un senso di insoddisfazione, di mancanza; ma non
la mancanza di qualcosa di concreto, bensì di alcunché di vago, di
sfuggente, che egli non sa definire.
A poco a poco si aggiunge un senso di
irrealtà, di vanità della vita ordinaria: tutti gli interessi personali,
che prima tanto occupavano e preoccupavano, si
‘scoloriscono’, per così dire, perdendo la loro importanza e il loro
valore. Nuovi problemi si affacciano; la persona comincia a chiedersi il
senso della vita, il perché di tante cose che prima accettava
naturalmente: il perché della sofferenza propria e altrui; la
giustificazione di tante disparità di fortuna; l’origine dell’esistenza
umana; il suo fine.
Qui cominciano le incomprensioni e gli
errori: molti, non comprendendo il significato di questi nuovi stati
d’animo, li considerano ubbie, fantasie anormali; soffrendone (poiché
sono molto penosi), li combattono in ogni modo; temendo di ‘perdere la
testa’, si sforzano di riattaccarsi alla realtà ordinaria che minaccia
di sfuggir loro; anzi talvolta, per reazione, vi si gettano con maggior
foga, perdutamente, cercando nuove occupazioni, nuovi stimoli, nuove
sensazioni. Con questi ed altri mezzi essi riescono talora a soffocare
l’inquietudine, ma non possono quasi mai distruggerla completamente:
essa continua a covare nel profondo dei loro essere, a minare le basi
della loro esistenza ordinaria e può, anche dopo anni, prorompere di
nuovo più intensa. Lo stato di agitazione diventa sempre più penoso, il
vuoto interiore più intollerabile; la persona si sente annientata: tutto
ciò che formava la sua vita le sembra un sogno, sparisce come una
larva, mentre la nuova luce non è ancora sorta; anzi generalmente la
persona ne ignora perfino l’esistenza o non crede alla possibilità di
ottenerla.
Spesso a questo tormento generale si
aggiunge una crisi morale più definita; la coscienza etica si risveglia e
si acuisce, la persona è assalita da un grave senso di colpa, di
rimorso per il male commesso, si giudica severamente ed è colta da un
profondo scoraggiamento.
A questo punto sogliono presentarsi
quasi sempre idee e impulsi di suicidio. Alla persona sembra che
l’annientamento fisico sia la sola logica conseguenza del crollo e dei
dissolvimento interiore.
Dobbiamo far notare che questo è solo
uno schema generico di tali esperienze e del loro svolgimento. In realtà
vi sono numerose differenze individuali: alcuni non giungono allo
stadio più acuto; altri vi arrivano quasi a un tratto, senza il graduale
passaggio accennato; in alcuni prevalgono la ricerca e i dubbi
filosofici; in altri la crisi morale è in prima linea.
Queste manifestazioni della crisi
spirituale sono simili ad alcuni dei sintomi delle malattie dette
nevrastenia e psicastenia. Uno dei caratteri di questa è appunto la
‘perdita della funzione del reale’, come la chiama Pierre janet, e un
altro è la ‘spersonalizzazione’. La somiglianza è accresciuta dal fatto
che il travaglio della crisi produce spesso anche dei sintomi fisici,
quali esaurimento, tensione nervosa, depressione, insonnia, e svariati
disturbi digestivi, circolatori, ecc.
II. Crisi prodotte dal risveglio spirituale.
L’aprirsi della comunicazione fra la
personalità e l’anima, i fiotti di luce, di gioia e di energia che
l’accompagnano, producono spesso una mirabile liberazione. 1 conflitti
interni, le sofferenze e i disturbi nervosi e fisici spariscono, spesso
con una rapidità sorprendente, confermando così che quei disturbi non
erano dovuti a cause materiali, ma erano la diretta conseguenza del
travaglio psico-spirituale. In questi casi il risveglio spirituale
costituisce una vera e propria cura.
Ma il risveglio non si svolge sempre
in modo così semplice ed armonico, bensì può essere a sua volta causa di
complicazioni, disturbi e squilibri. Questo avviene in coloro la cui
mente non è ben salda, o nei quali le emozioni sono esuberanti e non
dominate, oppure il sistema nervoso troppo sensibile e delicato, o
ancora quando l’afflusso di energia spirituale è travolgente per la sua
subitaneità e violenza.
Quando la mente è troppo debole e
impreparata a sopportare la luce spirituale, oppure quando vi è tendenza
alla presunzione e all’egocentrismo, l’evento interiore può venire male
interpretato. Avviene, per così dire, una ‘confusione di piani’: la
distinzione fra assoluto e relativo, fra spirito e personalità non è
riconosciuta, e allora la forza spirituale può produrre un’esaltazione,
una ‘gonfiatura’ dell’io personale.
Alcuni anni or sono ho avuto occasione
di osservare al manicomio di Ancona un caso tipico di questo genere.
Uno dei ricoverati, un simpatico vecchietto, affermava tranquillamente
ma ostinatamente… di essere Dio. Intorno a questa sua convinzione egli
aveva fabbricato una serie delle più fantastiche idee deliranti; di
schiere celesti ai suoi comandi, di grandi cose da lui compiute, ecc.
Ma, a parte questo, egli era la persona più buona, gentile e
premurosa che si possa immaginare,
sempre pronta a render servizi ai medici e ai malati. La sua mente era
così chiara e attenta e i suoi atti così accurati, che era stato fatto
assistente del farmacista, il quale gli affidava le chiavi della
farmacia e la preparazione di medicine. Questo non diede mai luogo ad
alcun inconveniente, all’infuori della sparizione di un po’ di zucchero
che egli sottraeva per far con esso cosa gradita ad alcuni dei
ricoverati.
Dal punto di vista medico ordinario il
nostro malato verrebbe considerato come un semplice caso di delirio di
grandezza, una forma paranoide; ma in realtà queste non sono che
etichette puramente descrittive o di classificazione clinica, e la
psichiatria ordinaria nulla sa dirci di certo sulla vera natura e sulle
cause di questi disturbi. Mi sembra quindi sia lecito ricercare se non
vi possa essere un’interpretazione psicologica più profonda delle idee
di quel malato. E’ noto come la percezione interiore della realtà dello
Spirito e della sua intima compenetrazione con l’anima umana dà a colui
che la prova un senso di grandezza e di allargamento interiore, la
convinzione di partecipare in qualche modo alla natura divina.
Nelle tradizioni religiose e nelle
dottrine spirituali d’ogni tempo se ne possono trovare numerose
attestazioni e conferme, espresse non di rado in forma assai audace.
Nella Bibbia troviamo la frase
esplicita e recisa: «Non sapete che siete Dei? " E sant’Agostino dice:
"Quando l’anima ama qualcosa, diventa a essa simile; se ama le cose
terrene, diventa terrena; ma se ama Dio (si potrebbe chiedere) diventa
essa Dio?"
L’espressione più estrema della
identità di natura fra lo spirito umano nella sua pura e reale essenza e
lo Spirito Supremo è contenuta nell’insegnamento centrale della
filosofia Vedanta: Tat twam asi (Tu sei Quello) e Aham evam param
Brahman (In verità io sono il Supremo Brahman).
Comunque si voglia concepire questo
rapporto fra lo spirito individuale e quello universale, sia che lo si
consideri come un’identità 0 come una somiglianza, una partecipazione,
una unione, bisogna riconoscere in modo ben chiaro, e tener sempre
presente in teoria e in pratica, la grande differenza che esiste fra lo
spirito individuale nella sua natura essenziale – quello che è stato
chiamato il ‘fondo’ o il «centro o apice» dell’anima, l’Io superiore, il
Sé reale – e la piccola personalità ordinaria, il piccolo io di cui
siamo abitualmente consapevoli
Il non riconoscere tale distinzione
porta a conseguenze assurde e Pericolose. Questo ci dà la chiave per
comprendere lo squilibrio mentale del malato di cui ho fatto cenno, e
altre forme meno estreme di autoesaltazione e di autogonfiatura.
L’errore funesto di tutti coloro che cadono in preda a tali illusioni è
quello di attribuire al proprio io personale non rigenerato le qualità e
i poteri dello Spirito. In termini filosofici si tratta di una
confusione fra realtà relativa e Realtà assoluta, fra il piano personale
e quello metafisico. Da questa interpretazione di certe idee di
grandezza si possono trarre anche utili norme curative. Essa ci mostra
come il cercare di dimostrare al malato che egli ha torto, che le sue
idee sono dei tutto assurde o il deriderle, non serve a nulla; anzi non
fa che inasprirlo. Invece è opportuno riconoscere con lui l’elemento di
vero che c’è nelle sue affermazioni e poi cercar pazientemente di fargli
comprendere la distinzione suaccennata.
In altri casi l’improvvisa
illuminazione interna prodotta dal risveglio dell’anima determina invece
un’esaltazione emotiva, che si esprime in modo clamoroso e disordinato:
con grida, pianto, canti e agitazioni motorie varie.
Coloro poi che sono di tipo attivo,
dinamico, combattivo, possono venir spinti dall’eccitazione del
risveglio ad assumere la parte del profeta o del riformatore, formando
movimenti e sette caratterizzati da un eccessivo fanatismo e
proselitismo.
In certe anime nobili, ma troppo
rigide ed eccessive, la rivelazione dell’elemento trascendente e divino
del proprio spirito suscita un’esigenza di adeguazione completa e
immediata a quella perfezione. Ma in realtà tale adeguazione non può
essere semmai che il termine di una lunga e graduale opera di
trasformazione e di rigenerazione della personalità; quindi
quell’esigenza non può che esser vana e provocare reazioni di
depressione e di disperazione autodistruttive.
In alcune persone, a ciò predisposte,
il ‘risveglio’ si accompagna con manifestazioni psichiche paranormali di
vario genere. Esse hanno visioni, generalmente di esseri elevati o
angelici, oppure odono delle voci, o si sentono spinte a scrivere
automaticamente. Il valore dei messaggi così ricevuti è assai diverso da
caso a caso; perciò occorre che essi vengano sempre esaminati e
vagliati obiettivamente, senza prevenzioni, ma anche senza lasciarsi
imporre dal modo con cui sono pervenuti, né dalla presunta autorità di
chi asserisca esserne l’autore. t opportuno diffidare soprattutto dei
messaggi che contengono ordini precisi e richiedono obbedienza cieca, e
di quelli che tendono a esaltare la personalità del ricevente. 1 veri
istruttori spirituali non usano mai tali metodi.
Prescindendo poi dall’autenticità e
dal valore intrinseco di quei messaggi, sta il fatto che essi sono
pericolosi perché possono facilmente turbare, anche in modo grave,
l’equilibrio emotivo e mentale.
III. Le reazioni che seguono al risveglio spirituale.
Queste reazioni si producono generalmente dopo un certo tempo.
Come abbiamo accennato, un risveglio
spirituale armonico suscita un senso di gioia, e una illuminazione della
mente che fa percepire il significato e lo scopo della vita, scaccia
molti dubbi, offre la soluzione di molti problemi e dà un senso di
sicurezza interiore. A questo si accompagna un vivido senso dell’unità,
della bellezza, della santità della vita, e dall’anima risvegliata
s’effonde un’onda di amore verso le altre anime e tutte le creature.
Invero non vi è nulla di più lieto e
confortante dei contatto con uno di questi ‘risvegliati’ che si trovi in
un tal ‘stato di grazia’. La sua personalità di prima, coi suoi angoli
acuti e coi suoi elementi sgradevoli, sembra sparita e una nuova
persona, simpatica e piena di simpatia, sorride a noi e al mondo intero,
tutta desiderosa di dar piacere, di rendersi utile, di condividere con
gli altri le sue nuove ricchezze spirituali di cui non sa contenere in
sé la sovrabbondanza.
Questo stato gioioso dura più o meno a
lungo, ma è destinato a cessare. La personalità ordinaria, coi suoi
elementi inferiori, era stata solo temporaneamente sopraffatta e
addormentata, non uccisa o trasformata. Inoltre l’afflusso di luce e di
amore spirituale è ritmico e ciclico come tutto quanto avviene
nell’universo; esso quindi prima o poi diminuisce o cessa: il flusso è
seguito dal riflusso.
Questa esperienza interna è
penosissima, e in alcuni casi produce reazioni violente e seri disturbi.
Le tendenze inferiori si risvegliano e si riaffermano con forza
rinnovata; tutti gli scogli, i detriti, i rifiuti, che erano stati
ricoperti dall’alta marea, ricompaiono di nuovo.
La persona, la cui coscienza morale si
è fatta, in seguito al risveglio, più raffinata ed esigente, la cui
sete di perfezione è divenuta più intensa, si giudica con maggior
severità, si condanna con maggior rigore e può credere, erroneamente, di
esser caduta più in basso di prima. A ciò può essere indotta anche dal
fatto che talvolta certe tendenze e impulsi inferiori, che erano rimasti
latenti nell’inconscio, vengono risvegliati e stimolati a una violenta
opposizione dalle nuove alte aspirazioni spirituali, che sono per essi
una sfida e una minaccia.
Talvolta la reazione va così oltre,
che la persona giunge fino a negare il valore e la realtà della propria
recente esperienza interiore. Dubbi e critiche sorgono nella sua mente
ed essa è tentata di considerare tutto ciò che è avvenuto come
un’illusione, una fantasia, una ‘montatura sentimentale’. Essa diviene
amara e sarcastica; deride se stessa e gli altri e vorrebbe rinnegare i
propri ideali e le proprie aspirazioni spirituali. Eppure, per quanto si
sforzi di farlo, essa non può ritornare nello stato di prima: ha avuto
la visione e il fascino della sua bellezza resta in lei, non può esser
dimenticato. Essa non può più adattarsi a viver soltanto la piccola vita
comune; una divina nostalgia la assilla e non le dà requie. Talvolta la
reazione assume caratteri nettamente morbosi: insorgono accessi di
disperazione e tentazioni di suicidio.
La cura di tali reazioni eccessive
consiste soprattutto nell’impartire una chiara comprensione della loro
natura e nell’indicare qual è il solo modo nel quale si possono
superare. Si deve far capire a chi ne soffre che lo ‘stato di grazia’
non poteva durare per sempre, che la reazione era naturale e
inevitabile. È come se egli avesse fatto un volo superbo fin presso alle
vette illuminate dal sole, ammirando il vasto paesaggio che si stende
fino all’orizzonte; ma ogni volo prima o poi deve finire: si viene
riportati alla pianura, e si deve poi ascendere lentamente, passo a
passo, il ripido pendio che conduce alla stabile conquista delle cime.
Il riconoscimento che questa discesa o ‘caduta’ è un evento naturale, al
quale tutti siamo sottoposti, conforta e solleva il pellegrino e lo
incoraggia ad accingersi animosamente all’ascesa.
IV. Le fasi del processo di trasmutazione.
L’ascesa di cui abbiamo fatto cenno
consiste in realtà nella trasmutazione e rigenerazione della
personalità. Un procedimento lungo e complesso, che è composto di fasi
di purificazione attiva per rimuovere gli ostacoli all’afflusso e
all’azione delle forze spirituali; fasi di sviluppo delle facoltà
interiori che erano rimaste latenti o troppo deboli; fasi nelle quali la
personalità deve restare ferma e docile, lasciandosi ‘lavorare’ dallo
Spirito e sopportando con coraggio e pazienza le inevitabili sofferenze.
L un periodo pieno di cambiamenti, di alternative fra luce e tenebra,
fra gioia e dolore.
Le energie e l’attenzione di chi vi si
trova sono spesso tanto assorbite dal travaglio che gli riesce
difficile far fronte alle varie esigenze della sua vita personale.
Perciò chi l’osservi superficialmente e
lo giudichi dal punto di vista della normalità e dell’efficienza
pratica, trova che è peggiorato e vale meno di prima. Perciò al suo
travaglio interiore si aggiungono spesso giudizi incomprensivi e
ingiusti da parte di persone di famiglia, di amici e anche di medici, e
non gli vengono risparmiate osservazioni pungenti sui ‘bei risultati’
delle aspirazioni e degli ideali spirituali, che lo rendono debole e
inefficiente nella vita pratica. Questi giudizi riescono spesso assai
penosi a chi ne è oggetto, che può talvolta venirne turbato e cadere in
preda ai dubbi e allo scoraggiamento.
Pure questa è una delle prove che
devono essere superate. Essa insegna a vincere la sensibilità personale,
ad acquistare indipendenza di giudizio e fermezza di condotta. Perciò
tale prova dovrebbe venir accolta senza ribellione, anzi con serenità.
D’altra parte se coloro che circondano la persona sottoposta alla prova
comprendono il suo stato, possono esserle di grande aiuto ed evitarle
molti contrasti e sofferenze non necessarie.
In realtà si tratta di un periodo di
transizione: un uscire da un vecchio stadio senza aver raggiunto il
nuovo. t una condizione simile a quella del verme che sta subendo il
processo di trasformazione che lo farà diventare un’alata farfalla: esso
deve passare per lo stato di crisalide, che è una condizione di
disintegrazione e impotenza.
Ma all’uomo in generale non viene
elargíto il privilegio che ha il verme di svolgere quella trasmutazione
protetto e raccolto in un bozzolo.
Egli deve, soprattutto oggi, restare
al suo posto nella vita e continuare ad assolvere quanto meglio può i
propri doveri famigliari, professionali e sociali, come se non stesse
avvenendo nulla in lui. L’arduo problema che deve risolvere è simile a
quello degli ingegneri inglesi, che dovettero trasformare e ampliare una
grande stazione ferroviaria di Londra, senza interrompere il traffico
neppur per un’ora.
Non dobbiamo certo meravigliarci se
un’opera così complessa e faticosa è talvolta causa di disturbi nervosi e
psichici, ad esempio esaurimento nervoso, insonnia, depressione,
irritabilità, irrequietezza. E questi disturbi, dato il forte influsso
della psiche sul corpo, possono a foro volta facilmente produrre
svariati sintomi fisici.
Nel curare tali casi occorre
comprenderne la vera causa, e aiutare il malato con una sapiente e
opportuna azione psicoterapica, poiché le cure fisiche e medicamentose
possono aiutare ad attenuare i sintomi e i disturbi fisici, ma
evidentemente non possono agire sulle cause psico-spirituali del male.
Talvolta i disturbi sono prodotti o
aggravati dagli eccessivi sforzi personali che fa l’aspirante alla vita
spirituale per forzare il proprio sviluppo interno, sforzi che producono
una repressione anziché la trasformazione degli elementi inferiori, e
una estrema intensificazione della lotta, con una corrispondente
eccessiva tensione nervosa e psichica. Questi aspiranti troppo impetuosi
devono rendersi conto che la parte essenziale dei lavoro di
rigenerazione è fatta dallo spirito e dalle sue energie, e che quando
essi hanno cercato di attirare quelle energie col loro fervore, le loro
meditazioni, il loro retto atteggiamento interno, quando hanno cercato
di eliminare tutto quello che può ostacolare l’azione dello spirito,
devono attendere con pazienza e con fede che quell’azione si svolga
spontaneamente nella loro anima.
Una difficoltà diversa in un certo
senso opposta, deve essere superata nei periodi nei quali l’afflusso di
forza spirituale è ampio e abbondante. Quella forza preziosa può venir
facilmente sperperata in effervescenza emotiva e in attività febbrili ed
eccessive. In altri casi invece essa è tenuta troppo a freno, non viene
sufficientemente tradotta in vita e utilizzata, di modo che si accumula
sempre più e con la sua forte tensione può produrre disturbi e logorii
interiori, come una corrente elettrica troppo forte può fondere le
valvole e anche produrre dei corti circuiti.
Occorre quindi apprendere a regolare
opportunamente e saggiamente il flusso delle energie spirituali,
evitandone la dispersione, ma usandole attivamente in nobili e feconde
opere interne ed esterne.
V. La ‘notte oscura dell’anima’.
Quando il processo di trasformazione
psico-spirituale raggiunge il suo stadio finale e decisivo, esso produce
talvolta un’intensa sofferenza e un’oscurità interiore che è stata
chiamata dai mistici cristiani ‘notte oscura dell’anima’ 1 suoi
caratteri la fanno rassomigliare molto alla malattia chiamata ‘psicosi
depressiva’ o melanconia. Tali caratteri sono: uno stato emotivo
d’intensa depressione, che può giungere fino alla disperazione; un senso
acuto della propria indegnità; una forte tendenza all’autocritica e
all’autocondanna, che in alcuni casi giunge fino alla convinzione di
esser perduti o dannati; un senso penoso di impotenza mentale;
l’indebolimento della volontà e dell’autodominio; un disgusto e una
grande difficoltà ad agire.
Alcuni di questi sintomi possono
presentarsi in forma meno intensa anche negli stadi precedenti, ma
allora non si tratta della vera ‘notte oscura dell’anima’.
Questa strana e terribile esperienza
non è, malgrado le apparenze, uno stato patologico; essa ha cause
spirituali e un grande valore spirituale (Vedi san Giovanni della Croce,
La notte oscura dell’anima e E. Underhill Mysticism – New York, 1961).
A questa, che è stata anche chiamata
la ‘crocefissione mistica’ o morte mistica’, segue la gloriosa
resurrezione spirituale che pone fine a ogni sofferenza e a ogni
disturbo, dei quali è sovrabbondante compenso, e che costituisce la
pienezza della salute spirituale.
Il tema da noi scelto ci ha obbligati a
occuparci quasi esclusivamente dei lati più penosi e anormali dello
sviluppo interiore, ma non vorremmo certo dar l’impressione che coloro
che seguono la via dell’ascesa spirituale siano colpiti da disturbi
nervosi più facilmente degli uomini ordinari. L opportuno perciò mettere
bene in chiaro i punti seguenti:
1) In molti casi lo sviluppo
spirituale si svolge in un modo più graduale e armonico di quello che è
stato descritto, di guisa che le difficoltà vengono superate e i diversi
stadi passati senza reazioni nervose e fisiche.
2) 1 disturbi nervosi e mentali degli
uomini e delle donne ‘ordinari’ sono spesso più gravi, più difficili a
sopportare e a curare di quelli prodotti da cause spirituali. 1 disturbi
degli uomini ordinari sono spesso prodotti da conflitti violenti fra le
passioni, o fra gli impulsi inconsci e la personalità cosciente; o
dalla ribellione contro condizioni o contro persone che sono in
contrasto coi loro desideri e le loro esigenze egoistiche. Noti di rado è
più difficile curarli, perché gli aspetti superiori sono troppo deboli.
e vi è poco a cui fare appello per indurli a fare i sacrifici necessari
e a sottomettersi alla disciplina occorrente per produrre gli
assestamenti l’armonia che possono render loro la salute.
3) Le sofferenze e i disturbi di
coloro che percorrono la via spirituale, per quanto possano talora
essere gravi, sono in realtà solo reazioni temporanee e per così dire le
scorie di un processo organico di crescita e di rigenerazione interna.
Perciò essi spariscono spesso spontaneamente quando la crisi che li
aveva prodotti si risolve, o cedono più facilmente a una cura adatta.
4) Le sofferenze prodotte dalle basse
maree e dai riflussi dell’onda spirituale sono ampiamente compensate
dalle fasi di afflusso e di elevazione, e dalla fede nel grande scopo e
nell’alta mèta dell’avventura interiore.
Questa visione di gloria costituisce
un , ispirazione potente, un conforto infallibile, una sorgente
inesauribile di forza e di coraggio. Noi dovremmo quindi rievocare tale
visione nel modo più vivido e il più spesso possibile, e uno dei più
grandi benefici che possiamo arrecare a chi è tormentato da crisi e
conflitti spirituali è H di a fare altrettanto.
Cerchiamo di immaginare vividamente la
gloria e la beatitudine dell’anima vittoriosa e liberata che partecipa
coscientemente alla saggezza, alla potenza, all’amore della Vita Divina.
Immaginiamo con visione ancor più larga la gloria del Regno di Dio
realizzato sulla terra, la visione di una umanità redenta, dell’intera
creazione rigenerata e manifestante con gioia le perfezioni di Dio.
Sono visioni di tal genere che hanno
reso capaci i grandi mistici e santi di sopportare sorridendo i loro
tormenti interiori e il loro martirio fisico, che hanno fatto dire a san
Francesco: "Tanto è il bene che m’aspetto che ogni pena mi è diletto!".
Ma ora dobbiamo scendere da queste altezze e ritornare un istante nella valle ove le anime sono in travaglio.
Considerando la questione dal punto di
vista più strettamente medico e psicologico, occorre rendersi ben conto
che – come abbiamo accennato – mentre i disturbi che accompagnano le
varie crisi dello sviluppo spirituale appaiono a un primo esame molto
simili, e talvolta identici, a quelli dei malati ordinari in realtà le
loro cause e il loro significato sono molto differenti, anzi in un certo
senso opposti; quindi la cura deve essere corrispondentemente diversa. I
sintomi neuro-psichici dei malati ordinari hanno generalmente un
carattere regressivo.
Quei malati non sono stati capaci di
compiere i necessari assestamenti interni ed esterni che fari parte del
normale sviluppo della personalità. Per esempio, essi non sono riusciti a
liberarsi dall’attaccamento emotivo ai genitori e restano quindi in uno
stato di dipendenza infantile da essi o da chi, anche simbolicamente,
li sostituisce.
Talvolta invece la loro incapacità o
cattiva volontà a far fronte alle esigenze e alle difficoltà della
normale vita familiare e sociale fari sì che essi, anche senza
rendersene conto, cerchino rifugio in una malattia che li sottragga a
quegli obblighi. In altri casi si tratta di un trauma emotivo: per
esempio una delusione o una perdita che essi non sanno accettare e a cui
reagiscono con una malattia.
In tutti questi casi si tratta di un
conflitto fra la personalità cosciente e gli elementi inferiori che
spesso operano nell’inconscio. con la parziale vittoria di questi
ultimi.
Invece i mali prodotti dal travaglio
dello sviluppo spirituale hanno un carattere nettamente progressivo.
Essi dipendono dallo sforzo. di crescere, da una spinta verso l’alto;
essi sono il risultato di conflitti e squilibri temporanei fra la
personalità cosciente e le energie spirituali che irrompono dall’alto.
Da tutto ciò risulta evidente che la cura per i due tipi di malattie deve essere molto diversa.
Per il primo gruppo il compito
terapeutico consiste nell’aiutare il inalato a raggiungere il livello
dell’uomo ‘normale’, eliminando le repressioni e le inibizioni, le paure
e gli attaccamenti, aiutandolo a passare dal suo eccessivo
egocentrismo, dalle sue false valutazioni dalle sue concezioni deformate
della realtà a una visione oggettiva e razionale della vita,
all’accettazione dei suoi doveri e obblighi e a un giusto apprezzamento
dei diritti degli altri. Gli elementi non ben sviluppati, non coordinati
e contrastanti, devono venir armonizzati e integrati in una
psico-sintesi personale.
Per i malati del secondo gruppo il
compito curativo è invece quello di produrre un assestamento armonico,
favorendo l’assimilazione e l’integrazione delle nuove energie
spirituali con gli elementi normali preesistenti, cioè di compiere una
psico-sintesi trans-personale intorno a un più alto centro interno.
E’ chiaro quindi che la cura adatta
per i malati del primo gruppo è insufficiente, anzi può essere anche
dannosa, per un malato del secondo. Le sue difficoltà aumentano, anziché
diminuire, se egli è nelle mani di un medico che non comprenda il suo
travaglio, che ignori o neghi le possibilità dello sviluppo spirituale.
Tale medico può svalutare o deridere le aspirazioni spirituali del
malato, considerandole come vane fantasie o interpretandole in modo
materialistico. Così il malato può venir da lui indotto a ritener di far
bene cercando di indurire il guscio della propria personalità e
rifiutandosi di dare ascolto agli insistenti appelli della sua anima. Ma
questo può solo aggravare il suo stato, render più aspra la lotta,
ritardare la soluzione.
Invece un medico che percorra egli
pure la via spirituale, o che almeno abbia una chiara comprensione e un
giusto apprezzamento della realtà e delle conquiste spirituali, può
essere di grande aiuto a un malato di quel genere.
Se, come spesso è il caso, questi è
ancora allo stadio dell’insoddisfazione, dell’irrequietezza e delle
inconsce aspirazioni; se egli ha perduto ogni interesse per la vita
ordinaria ma non ha ancora avuto un lume della Realtà Superiore; se egli
cerca sollievo in direzioni sbagliate ed erra per vicoli ciechi, allora
la rivelazione della vera causa del suo male e un aiuto efficace a
trovare la vera soluzione possono facilitare e accelerare molto il
risveglio dell’anima, che costituisce di per se stesso la parte
principale della cura.
Quando una persona si trova al secondo
stadio, quello nel quale si bea nella luce dello spirito e fa gioiosi
voli verso le altezze super-coscienti, si può farle molto bene
spiegandole la vera natura e funzione di quelle sue esperienze,
preavvisandola che esse sono necessariamente temporanee e descrivendole
le ulteriori vicissitudini del pellegrinaggio. Così quella persona è
preparata quando sopraggiunge la reazione, e le viene in tal modo
risparmiata quella parte non piccola di sofferenza, prodotta dalla
sorpresa della ‘caduta’ e dai dubbi e dagli scoraggiamenti che ne
conseguono.
Quando un tal preavviso non è stato
dato e la cura viene iniziata durante la reazione depressiva, il malato
può essere molto sollevato e aiutato dall’assicurazione, avvalorata da
esempi, che si tratta di uno stato temporaneo dal quale uscirà
sicuramente.
Nel quarto stadio, quello degli
‘incidenti dell’ascesa’, che è il più lungo e multiforme, l’opera di chi
aiuta e corrispondentemente più complessa. 1 suoi aspetti principali
sono:
1) Chiarire a colui che soffre il significato di quanto sta avvenendo in lui e indicargli il giusto atteggiamento da prendere;
2) Insegnargli come si può dominare le tendenze inferiori senza però reprimerle nell’inconscio;
3) Insegnargli, ed aiutarlo, a trasmutare e sublimare le proprie energie psichiche;
4) Aiutarlo a sostenere e far buon uso delle energie spirituali che affluiscono nella sua coscienza;
5) Guidarlo, e cooperare con lui, nel lavoro di ricostruzione della sua personalità, di psico-sintesi.
Nello stadio della ‘notte oscura
dell’anima’ è assai difficile prestare aiuto, perché chi vi si trova è
avvolto in una nube così densa, è tanto immerso nella sua sofferenza che
la luce dello spirito non giunge alla sua coscienza. L’unico modo di
dare forza e sostegno è il ripetere instancabilmente l’assicurazione che
si tratta di una esperienza transitoria e non di uno stato permanente,
come tende a credere chi vi si trova – ed è ciò che più gli dà
disperazione. t bene inoltre assicurargli con energia che il suo
tormento, per quanto terribile, ha un si grande valore spirituale e gli
sarà apportatore di tanto bene che dopo arriverà a benedirlo; così egli
viene aiutato a sopportarlo e ad accettarlo con calma, rassegnazione e
con forte pazienza.
Riteniamo opportuno accennare che
queste cure psicologiche e spirituali non escludono l’uso sussidiario di
mezzi fisici, che possono alleviare i sintomi e concorrere al buon
esito della cura. Tali sussidi saranno soprattutto quelli che coadiuvano
all’opera sanatrice della natura, come un’alimentazione igienica,
esercizi di rilasciamento, contatto con gli elementi naturali, un ritmo
adatto delle varie attività fisiche e psichiche.
In alcuni casi la cura è resa più
complicata dal fatto che vi è nel malato un misto di sintomi progressivi
e di sintomi regressivi. Si tratta di casi di sviluppo interiore
irregolare e disarmonico. Queste persone possono raggiungere alti
livelli spirituali con una parte della loro personalità, ma essere
d’altro lato schiave di attaccamenti infantili o sotto il dominio di
‘complessi’ inconsci. Si potrebbe anzi dire che, con un’analisi
accurata, nella maggioranza di coloro che percorrono la via spirituale
si trovano – come, si noti, in quasi tutti i così detti ‘normali’ – dei
resti più o meno grandi di limitazioni di quel genere.
Resta però il fatto che, nella grande
maggioranza dei casi, vi è una netta prevalenza o dei sintomi regressivi
o di quelli progressivi.
Ma la possibilità che sintomi di
entrambi i gruppi si trovino frammisti nello stesso malato deve esser
sempre tenuta presente, e occorre che ogni disturbo venga accuratamente
studiato e interpretato, per accertarne la vera causa e trovarne quindi
la cura adatta.
Da tutto quanto abbiamo detto risulta
chiaro che per curare in modo efficace e soddisfacente i disturbi
nervosi e psichici che accompagnano lo sviluppo spirituale, occorre una
duplice serie di conoscenze e di pratica: quella dei medico esperto di
malattie nervose e di psicoterapia, e quella dei serio studioso o del
pellegrino sulle vie dello Spirito.
Questa duplice competenza si trova
attualmente di rado associata; ma dato il rapido crescere dei numero
delle persone bisognose di simili cure, tutti coloro che siano in grado
di farlo dovrebbero accingersi risolutamente a prepararsi per
quell’opera di bene.
Tali cure poi sarebbero rese più
facili se si potesse anche formare e assistenti opportunamente
preparati, sì da saper cooperare intelligentemente.
Infine sarebbe molto utile che il
pubblico in generale fosse informato dei fatti principali riguardanti le
connessioni fra disturbi neuropsichici e crisi interiori, in modo che i
familiari possano facilitare il compito dei malato e quello del medico,
invece di complicarlo e ostacolarlo con l’ignoranza, i pregiudizi, e
anche l’opposizione attiva, come purtroppo avviene assai spesso.
Quando questa triplice opera di
preparazione sarà stata fatta presso i medici, le infermiere e il
pubblico, una grande somma di sofferenze non necessarie verrà eliminata e
molti pellegrini potranno raggiungere con meno lungo e meno aspro
travaglio l’alta mèta che perseguono: l’unione con la Divina Realtà.
di Roberto Assagioli
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